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19/11/2008
Le zone umide minori: un patrimonio da tutelare


Sono stati presentati oggi a Roma, nel corso di una conferenza presso la sede della Link Campus University of Malta, i risultati della ricerca Tutela delle zone umide minori (ZUM) italiane, realizzata dalla Link Campus University su commissione del ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare.

- Obiettivi della ricerca
- Attività e Gruppo di Lavoro
- Principali evidenze della ricerca




Obiettivi della Ricerca

Il progetto è nato dalla consapevolezza che le ZUM (zone umide minori), presenti diffusamente su tutto il territorio nazionale, rappresentano una risorsa ambientale preziosissima sotto il profilo paesaggistico, geoambientale, vegetazionale, faunistico e di salvaguardia della biodiversità.
Una risorsa di importanza pari, se non maggiore, a quella delle grandi zone umide anche per quanto concerne la tutela dell’avifauna, cioè come siti di sosta, rifugio ed alimentazione di molte specie di uccelli acquatici, anche rari.

Tuttavia, mentre le zone umide maggiori sono sotto gli occhi di tutti e sono in gran parte protette da apposite norme di tutela (in Italia, nell’ambito della Convenzione internazionale di Ramsar, sono tutelati 50 siti umidi di importanza internazionale, come le Valli Venete, la Laguna di Orbetello, i Laghi Pontini, le Saline di Trapani, lo Stagno di Cabras eccetera) le ZUM (stagni, paludi, laghi e laghetti collinari e montani, invasi artificiali eccetera) risultano invece di piccola estensione, spesso puntiformi e lontane tra loro, a volte “nascoste” e quindi poco conosciute e soggette a rischio di degrado o bonifica.

Purtroppo queste zone versano in condizioni di costante e grave regresso, in parte a causa di fenomeni naturali, attribuibili, ad esempio, al cambiamento climatico e al conseguente fenomeno della desertificazione, ma soprattutto a causa di interventi antropici come pratiche agricole, urbanizzazione, bonifiche, operazioni di drenaggio, utilizzo per scopi ricreativi ed altro.

Finora gli unici progetti realizzati per il monitoraggio delle zone umide minori sono stati effettuati soltanto in ambiti regionali e/o provinciali e, più in generale, hanno prodotto valutazioni e censimenti ancora largamente insufficienti. Vi sono ancora tipologie di zone umide che non sono mai state studiate sotto l’aspetto ecosistemico ambientale. È il caso, ad esempio, di gran parte degli invasi artificiali ad uso idroelettrico e di tutti gli oltre 2.000 piccoli bacini creati dagli sbarramenti per uso mini-idroelettrico.

Il progetto “Tutela delle zone umide minori (ZUM) italiane” si è quindi posto l’obiettivo di colmare questo vuoto, acquisendo informazioni e valutazioni di carattere scientifico, grazie alle quali non solo fotografare lo stato attuale di conservazione e vulnerabilità dei siti, ma poter elaborare successive proposte di riqualificazione e valorizzazione.

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Attività e Gruppo di Lavoro

Le attività di ricerca sono state focalizzate su cinque Regioni campione (Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lazio, Sardegna e Sicilia) scelte in quanto particolarmente rappresentative per la loro distribuzione geografica sul territorio nazionale e per le loro diverse caratteristiche geomorfologiche e di biodiversità.

In queste cinque regioni l'indagine ha censito ben 305  zone umide minori tra naturali (stagni, piccoli laghi, foci fluviali, torbiere eccetera) e artificiali (risaie, saline, fossati difensivi di edifici storici, vasche per ittocoltura eccetera).

L'estensione totale delle ZUM inventariate e valutate risulta essere di 12.332 ettari con una estensione media per ciascuna singola ZUM di 40,4 ettari.

Il progetto di ricerca è stato curato dalla Fondazione Link Campus University of Malta in collaborazione con il CENSO (Centrostudi internazionale di informazione e documentazione su Energia e Sviluppo Sostenibile della Link Campus University of Malta) ed è stato realizzato da un team di ricercatori sotto la guida scientifica del prof. Raniero Massoli-Novelli, tra i maggiori esperti di zone umide a livello internazionale.

Le ricerche sul campo sono state effettuate da:

Dott. Bruno Dentesani (per le ZUM del Friuli Venezia Giulia e del Veneto)
Dott. Daniele Ardizzone (per le ZUM del Lazio)
Prof. Raniero Massoli-Novelli (per le ZUM della Sardegna)
Dott. Gianfranco Zanna (per le ZUM della Sicilia)

Le attività di comunicazione e supporto sono state curate da C&T Comunicazione di Roma

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Principali evidenze della ricerca

La ricerca ha innanzi tutto realizzato la prima classificazione nazionale delle ZUM italiane, individuando 28 tipologie.Per ogni Regione in studio è stato redatto un inventario delle principali ZUM, con relative schede contenenti ciascuna:

-  toponimo del sito
-  Comune e Provincia di appartenenza
-  coordinate geografiche
-  classificazione tipologica
-  altitudine ed estensione
-  codice SIC e/o ZPS nel caso la ZUM sia stata inserita in tale elenco
-  presenza o meno di strutture di tutela
-  caratteristiche ambientali
-  presenza di particolari specie botaniche e faunistiche
-  Indice di Vulnerabilità (una novità per le zone umide: l’attribuzione è di un valore variabile tra 1 e 5, dove 1 rappresenta la minima vulnerabilità, cioè una ottima previsione di conservazione, e 5 un rischio estremo di degrado o sparizione).


L’indagine su tali ZUM, importanti e rappresentative della notevole geo e biodiversità del territorio italiano, non può certamente considerarsi esaustiva.  Le ZUM sono state inventariate in base ai tempi ed alla disponibilità finanziaria della presente ricerca: in taluni casi sono state scelte sulla base della loro rappresentatività nel territorio di appartenenza, privilegiando in particolare le più vulnerabili, in riferimento alla filosofia della ricerca, tesa in primis alla conservazione di tali beni ambientali.

Sono state considerate “minori” solo le zone umide con estensione fino ad un massimo di 300 ettari, mentre non è stato dato un limite inferiore, poiché in alcune regioni ed in ambienti particolarmente privi di acque superficiali (ad esempio nelle zone carsiche) anche le ZUM di piccolissima estensione (come pozze di 0,5 ettari e taluni abbeveratoi) costituiscono un sito importante per la biodiversità.

Per quanto concerne il fondamentale aspetto della conservazione, la ricerca ha posto in luce come negli ultimi decenni le ZUM abbiano sofferto per diversi ordini di problemi, tanto naturali quanto dovuti a manomissioni antropiche.

Le cause naturali sono prevalentemente addebitabili al riscaldamento globale, alla maggiore siccità e alla conseguente tendenza al prosciugamento delle ZUM di minore dimensione e profondità, come in generale risultano, ad esempio, le paludi e gli acquitrini ad allagamento stagionale.

Molto grave, ad esempio, il prosciugamento in atto dei preziosi Pauli degli altopiani basaltici della Sardegna, in particolare i due della Giara di Gesturi: tale disseccamento pone infatti un interrogativo sulla sopravvivenza dei famosi cavallini selvatici della Giara.

Senza dimenticare che anche le altre tipologie di ZUM, con maggiori dimensioni e con acqua perenne, risentono egualmente dell’aumento della temperatura e della minore piovosità, soprattutto perché si restringono gli specchi d’acqua, gli eventuali inquinanti si concentrano ed aumentano i processi eutrofici, con abnormi crescite algali nelle parti sommerse e proliferare di canneti lungo i perimetri della zona umida.

I principali disturbi antropici passati, in atto o prevedibili a breve termine (che hanno originato i valori dell’Indice di Vulnerabilità per ciascuna ZUM indagata) sono risultati prevalentemente:

  • attività di agricoltura intensiva (bonifiche agricole, captazione delle acque, inquinamento da diserbanti e nutrienti eccetera)
  • antropizzazione di paludi litoranee e foci fluviali (soprattutto per costruzione di seconde case)
  • insediamenti industriali e turistici (problemi di inquinamento dovuti a scarichi di varia natura)
  • interramenti per usi vari (in particolare per realizzazione di infrastrutture: strade, autostrade, svincoli, autoporti eccetera)
  • interventi di escavazione, sbancamento e sistemazione dell’alveo dei fiumi (compresi indiscriminati e sconsiderati interventi cosiddetti di riqualificazione ambientale, con finanziamento e progettazione pubblica)
  • discariche abusive ed emissione di reflui inquinanti

In conclusione è senz’altro possibile affermare che lo studio della Link Campus University of Malta offre un quadro scientificamente valido, e per alcuni versi innovativo, per aumentare le prospettive di conservazione per questi siti così sofferenti e finora poco considerati, con particolare riguardo alle nuove tipologie individuate ed alle manomissioni antropiche in atto.

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